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LIBIA:
MURZUQ, L' ULTIMO DESERTO INESPLORATO DEL SAHARA

Avete l'animo del grande esploratore? Vi affascinano i racconti e i film di
avventura e siete rammaricati perché ormai sulla terra non c'è
rimasto più nulla da scoprire ?
Forse una possibilità esiste ancora. Si trova nel Sahara, per l'esattezza
nel Fezzan, l'estremo sud-ovest della Libia, e si tratta dell'edeyen di Murzuq,
un'enorme distesa di dune di 60 mila chilometri quadrati, grande poco più
di due volte la Sicilia, al confine con l'Algeria e il Niger.
Non si tratta del maggiore erg sahariano, ma è certamente il più
arido: al suo interno non esistono né pozzi, né sorgenti, né
guelte, non si trova una sola goccia d'acqua e quindi la vegetazione - così
come la roccia - risulta del tutto assente.
Per questa ragione nessuno in epoca storica ha mai avuto interesse a penetrarvi
e le piste carovaniere che solcano il Sahara in ogni direzione con una fitta
ragnatela hanno sempre evitato di attraversare questo territorio, preferendo
compiere un lungo periplo per aggirarlo sui lati.
Fino alla fine del 1800 la sua stessa esistenza era ignota all'Europa: il geologo
Ardito Desio lo sorvolò nel 1936, i francesi vi mandarono una missione
scientifica a cammello nel 1944. I grandi appassionati di raid sahariani hanno
cominciato a penetrarvi solo in questi ultimissimi anni, tenendosi però
spesso sui bordi.
Assieme ai temerari fuoristradisti stanno entrandovi anche i geologi per prospezioni
petrolifere: sembra che in profondità ce ne sia parecchio.
L'erg di Murzuq costituisce l'immagine stereotipata e il prototipo mentale che
abbiamo del deserto: distese di dune ondulate a perdita d'occhio, montagne di
sabbia alte fino a 200 metri che formano delle vere catene dalle linee armoniche,
sinuose e sensuali tanto da sembrare un quadro metafisico o un'immagine onirica,
con i colori che si alternano e sfumano dal bianco al nero, dal giallo all'arancio
e al rosso, come in una tavolozza mischiata caoticamente a fugare ogni monotonia
o dominanza cromatica, sotto un sole implacabile e un cielo blu cobalto che
con il passare delle ore accentua o attenua profili e colori.
Perché affrontare disagi e pericoli avventurandosi in Murzuq ?
Per
mettere piede in uno degli ultimi angoli incontaminati del pianeta, là
dove si è certi non esservi mai passato nessuno prima, per ammirare paesaggi
mozzafiato mai visti da altri, per gustare un silenzio che più assoluto
non si può, per compiere un percorso introspettivo e catartico interiore,
fino agli angoli più reconditi del proprio animo, stimolati da un ambiente
assolutamente intonso.
Ma anche per scoprirvi qualcosa di antico e prezioso.
Non la mitica città sepolta sotto la sabbia, di cui parlano le leggende
tuareg, ma le commoventi testimonianze materiali della presenza dei nostri antenati,
gli uomini preistorici.
Perché questo territorio grande quanto un quinto dell'Italia non è
sempre stato come si presenta ora: 10 mila anni fa, e prima ancora in altre
epoche precedenti, quando il Sahara era una savana verde solcato da fiumi, laghi
e paludi, Murzuq era abitato da una ricca fauna equatoriale come elefanti, giraffe,
struzzi, rinoceronti, coccodrilli, bufali e buoi, gli stessi che ritroviamo
incisi e dipinti sulle rocce del Messak e nelle grotte dell'Acacus,
e l'uomo viveva cacciandoli.
Qui, come in altre regioni del Sahara, 8-10 mila anni fa i nostri lontani predecessori
hanno progettato e realizzato l'addomesticamento di piante ed animali, hanno
concepito la trascendenza, la spiritualità, il metafisico, il divino,
dando vita a quella che è stata definita la rivoluzione neolitica, una
delle tappe più importanti sulla strada della civilizzazione.
Recenti
ricerche italiane condotte nelle aree periferiche hanno accertato la presenza
di paleolaghi profondi anche 15 metri e attorno conchiglie, frammenti di vasellame,
ossa, macine e strumenti litici attestano insediamenti umani non sporadici in
epoca neolitica.
Ma altri strumenti in pietra assai più rozzi testimoniano una frequenza
dell'uomo anche in età paleolitica, qualcosa come 2-300 mila anni or
sono.
Se possedete l'indole curiosa dell'esploratore Murzuq, purtroppo ancora solo
per pochi anni, rimane un'occasione unica, che non deluderà.
L'edeyen di Murzuq può essere percorso soltanto in convoglio con auto
idonee e autisti assolutamente provetti, esperti nella navigazione GPS e con
l'imprescindibile ausilio di una guida locale capace di individuare la rotta.
Senza queste condizioni si compie un suicidio, come capitato lo scorso anno
ad un gruppo di 140 africani che, per entrare clandestinamente in Libia da sud,
hanno deciso di attraversarlo: quando il camion su cui viaggiavano si è
guastato, sono morti di sete e di fame.
Da dicembre 2003, Stefano Miglietti é il primo
uomo al mondo ad aver effettuato l'attraversata del deserto del Murzuq completamente
a piedi.